Come molti di voi ben sanno, l’ASSO DI PICCHE nasce nel 1947, ma per meglio capire l’origine e le motivazioni della squadra è necessario fare un piccolo passo indietro, subito dopo la fine della seconda guerra mondiale.
Andiamo quindi al 1946, anno che segna la rinascita della tradizione Carnevalesca, interrotta durante il periodo bellico. Tornano dunque di scena tutte le figure storiche, dalla Mugnaia al Generale, dal Podestà agli Abbà, e insieme a loro torna di scena anche la BATTAGLIA DELLE ARANCE.

Ovviamente la manifestazione ha caratteristiche completamente diverse da quelle odierne, è un vero è proprio rito collettivo che vive spesso nella più totale anarchia. Le arance vengono acquistate dalle singole persone presso i vari venditori presenti nelle vie cittadine per l’occasione. Non esistono zone franche ma si tira in tutto il centro storico, da porta Vercelli fino alla stazione, perlopiù contro i balconi, in quanto i carri erano rarissimi.

In città vi è ancora però una violenza diffusa, e spesso la festa diventa il pretesto per lo sfogo di istinti teppistici tipici di una situazione post-bellica. E’ proprio per questo tipo di clima che un gruppo di amici, accomunati dalla passione per il calcio e per il Carnevale, decidono di distinguersi e di erigersi a difensori di quelli che, secondo il loro desiderio, sarebbero dovuti essere i veri valori della battaglia delle arance: il coraggio, l’amicizia e la correttezza.

La maggior parte di loro arriva dall’ambiente dell’Ivrea Calcio e si organizzano intorno alla figura di Rolando Bertorelle, il quale decide che il gruppo che si andava formando necessitava di un simbolo. La soluzione a questo problema giunge durante una partita a carte: il simbolo sarà l’ASSO DI PICCHE!!!!
Pochi giorni prima del carnevale del 1947 Gino Pasteris, disegnatore Olivetti, con l’aiuto della madre, fornisce il nuovo stemma: un PICCHE nero con uno sfondo a forma di rombo completamente bianco, ed è con orgoglio che i ragazzi, capitanati da Bertorelle, lo portano sui propri indumenti il lunedì della battaglia (allora la domenica non si tirava).
Sono circa una trentina e per la prima volta comprano le arance tutti insieme per una spesa complessiva di circa trecento lire.

Fin da subito tutta la città incomincia a parlare di questo nuovo modo di interpretare il Carnevale, che, come tutte le novità, suscita pareri discordanti. I ragazzi fondatori sanno però di aver intrapreso la strada giusta e per distinguersi maggiormente dal resto della folla decidono di dotarsi di una vera e propria divisa. Fà quindi il suo esordio già nel 1948 il TONE da lavoro con cucito sulla schiena uno stemma grande, e uno più piccolo sul petto, mentre è del 1949 l’introduzione del Képi, un cappello sullo stile della Legione Straniera, che grazie alla tela che ricopriva il collo, impediva al succo delle arance di colare sulla schiena.

Parallelamente al cambio di indumenti iniziò a cambiare anche il modo di tirare le arance. Inizialmente il getto era molto spontaneo, prevalentemente tra tiratori per le strade e gente sui balconi, poiché erano pochissimi i carri da getto. Con l’arrivo dell’ASSO DI PICCHE la battaglia si fa sempre più organizzata, ma anche più dura.
Bertorelle guidava gli assalti per le vie cittadine seguendo delle vere e proprie strategie militari e suonando lui stesso la tromba per dare la carica ai coraggiosi aranceri. Tutto ciò incominciò però a far paura alle istituzioni cittadine, che vedevano nella squadra una minaccia all’ordine pubblico. Era invece vero semmai il contrario!!!
E’ stato proprio l’organizzarsi in squadra, tosta nella battaglia, ma rispettosa delle regole e delle tradizioni a salvare la Battaglia delle Arance. Se ne accorgono ben presto anche i primi detrattori, e già nel 1949 l’ASSO DI PICCHE viene riconosciuto come componente ufficiale dello Storico carnevale D’Ivrea.

Di questi primi anni di vita della squadra si racconta soprattutto della rivalità con gli studenti, in quanto essa era lo specchio di una rivalità tra due classi sociali da sempre contrapposte. Da una parte vi erano infatti i figli della borghesia, che al Sabato sera sfilavano con la mugnaia e potevano anche andare al teatro Giacosa per partecipare al veglione in onore della Violetta, dall’altra i figli degli operai, a cui gran parte delle feste erano precluse.

Bertorelle però non mostrava invidia nei confronti delle associazioni studentesche, e spesso amava dire “Se loro comandano di notte noi lo faremo di giorno”, parole che si traducevano nei fatti, con cruente battaglie contro gli studenti che osavano presentarsi nelle vie dove l’ASSO DI PICCHE dominava la scena, il tutto però sempre nel rispetto reciproco.

Inizialmente la squadra partiva da Porta Vercelli, risaliva Via Palestro e Via Arduino e poi giù fino a Porta Torino e alla stazione dei treni. Non si tirava a caso e anzi le azioni erano decise a tavolino da Bertorelle, che guidava i propri ragazzi al suono della sua tromba.
Per far parte dell’ASSO DI PICCHE bisognava superare una certa selezione: ci si allenava durante l’anno lungo le rive della Dora, al cosiddetto Ghiaio, lanciando sassi, e solo chi riusciva a superare con il proprio tiro una certa distanza poteva entrare a far parte della squadra. Addirittura, durante i primi anni, quando ancora la domenica non si tirava, si era organizzata una gara di tiro in Piazza di Città, e dalla soglia del portone accanto all’ex caffè Statuto (ora Centrale) c’era chi, come Roberto Rossi o Franco Bertolino, riusciva ad arrivare fino in Dora…..

A Carnevale 9.2.2013 21:00 352 Giorni

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